JESUS-CHRIST si ripete con nuove opere a Modena - L'immagine di Cristo o il suo relitto? la domanda sorge spontanea davanti ai lavori di Loreno Ricci, ospitati da galleria Studio Vetusta a Modena. ...
E' Gesù Cristo, ma dove è la sua testa? E un uomo, ma perche ha i seni? Siamo davanti al relitto del naufragio della fede oppure davanti alla ricostruzione della stessa dai propri resti?
Questo sistema di contrasti e contraddizioni ingloba anche il titolo della personale, "Jesus - Christ", che sembra familiare e suona nelle orecchie come un musical newyorkese. Il divino diventa divismo? O è la solita apparenza che inganna, ma nel suo semplicismo non nasconde l'intento di conciliare il vicino con l'inavvicinabile. A queste domande "spontanee" la risposta dell'artista è:
"Parlo di un Dio un po' più Dio,un po' più terreno" afferma Ricci.
Nella base dei suoi lavori, noti come crocefissi, sta proprio la radicale rivisitazione del concetto di divinità nella sua connotazione cattolica, la più conosciuta e la più condivisa. Lo indica la stessa scelta formale, essenziale e realizzata con soli due elementi costruttivi.
Il primo, inevitabilmente è la croce. La croce ,il simbolo universale della terra, indica il la vita e quindi la more umana del Figlio di Dio sulla terra, ma dunque il amore nell'scarificato per l'umanità. Dal essa è estrapolata, però, unicamente l'asse centrale sulla quale poggiava il corpo di Cristo. Il colore nero e il materiale organico, il legno, dell'asse evocano la durezza della sofferenza e l'oscurità della morte. Ma questa si esaurisce nell'essere solo una interpretazione religiosa. Si vuole insistere , invece, sopratutto su quella ontologica che vede l'asse come un appoggio dato dalla terra , un legame con essa, un centro che permette di tenere la schiena diritta e lo sguardo alto.
Su questa base solida è pronto a manifestarsi il secondo elemento delle sculture, il gesso:" Il gesso è un materiale fedele che riproduce perfettamente, permette di fermare l'attimo." ribadisce Loreno Ricci. La scelta concettuale cade proprio sulla pietrificazione di attimi, momenti molto intimi e personali di ogni uomo, Cristo incluso. Cosi sulla croce si posano un petto bianco, due mani bianche, un sesso bianco, due piedi bianchi. Sono queste le parti che l'arista considera i più importanti del corpo umano e le carica del brillante colore della purezza . Il petto custodisce il cuore dell'essere. Le mani lo esprimono. Il sesso lo riproduce. I piedi lo reggono sulla terra. Sono tutti elementi umani e sono tutti presenti nel corpo di Cristo. Ricci sceglie di togliere i veli. Tutti quelli veli e drappi con in quali l'arte classica ha sempre protetto, o meglio, nascosto e negato la parte umana di Gesù. Non si vuole finire in considerazioni teologiche, ma si vuole sottolineare il singolare punto di vista dell'artista, intento a umanizzare completamente la natura divina. In quest'ottica si iscrivono perfettamente i gesti rappresentati dei arti di gesso. Il petto è rigonfio d'aria, congelato in un fiato trattenuto. Le mani sono ferme in una stretta di saluto, oppure in momento di masturbare il pene eretto. I piedi sono sollevati dalla terra un attimo prima di toccarla. Queste caratteristiche caricano il lavori di tensione, accentuata dal radicale contrasto tra la base nera e gli oggetti bianchi che ospita. La sensazione di qualcosa che sta per accadere o è già accaduto dona un singolare dinamismo e vibrazione alle opere, nei quali Ricci iscrive il proprio modo di sentire la Divinità.
Una Divinità che ha perso la sua posizione privilegiata, celeste, irraggiungibile per rivelarsi tramite l'unico elemento umano della propria natura: il corpo. Un corpo frammentato, acefalo che nel solo atto di respirare, di sollevarsi sulla punta dei piedi, di estasiarsi nel piacere sessuale raggiunge e da atto alla propria divinizzazione.
Il risultato è una interpretazione al quanto divergente, ma non per questo eretica della crocifissione. Al contrario, è la confessione intima dell'artista della propria fede. Dunque, l'impossibilità fisica della morte nella mente di un vivo , per dirla con Damien Hirst.
Nominato il grande artista britannico, si vuole indicare un collegamento per la frantumazione del corpo e l'argomento cristologico, non solo con la sua arte ma anche quello che può essere un Michael Joo o Cattelan.
Dal punto di vista formale la scelta dei materiali e l'esposizione delle "installazioni" (pare più appropriato di "sculture") avvicina a certe soluzioni dell'Arte Povera e, in specifico, si pensa a Giuseppe Penone e Giovanni Anslemo per quanto riguarda il materiale organico. Per i calchi di gesso si ricollega a Giulio Paolini e ancora Penone.
Un arte, quella di Loreno Ricci, che, lontana da ogni formazione accademica e maestria artigianale, interpreta la religione "a modo suo", prettamente artistico, che migra tra installazione, manifestazione, preghiera e scultura.
Denitza Nedkova
CaseAperte associazione
Presidente Paolo Insolera
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