di Carlo Loiodice - Legalità, parità, equità... Per carità! Delle volte ti chiedi se certe persone ci sono o ci fanno, e con esse anche i partiti di cui sono esponenti. Del fatto si parla tanto in questi giorni. ...
A Roma un politicante locale, un ex socialista (ma si può diventare ex quando si è socialisti?) che di cognome fa Milioni, neanche se fosse egli stesso l'importo di una tangente, se ne va pianin pianino a consegnare le liste elettorali del PDL per la regione Lazio relative alla provincia di Roma. Arriva una mezz'oretta prima
dello scadere dei termini e allora, visto che c'è tempo, torna fuori, passa dal
bar, chiacchiera con qualche amico e si ripresenta allo sportello quando i
termini erano scaduti da più di tre quarti d'ora. Siamo a Roma e immagino
quelli dell'ufficio. Una volta tanto che avevano ragione nel fregarsene del
tizio che aspetta là fuori; una volta tanto che potevano a buon diritto uscire
loro per andare al bar; una volta tanto che potevano tornare a casa e carezzare
i pargoli con la coscienza pulita di chi eccezionalmente ha fatto il proprio
dovere; beh, proprio quella volta lì hanno messo in crisi il sistema. Cari
compagni che ogni volta fate discorsi seri e pensosi sulle tendenze del
capitalismo, sui destini della democrazia, sull'eclissi dell'etica, come s'incasella
nei vostri ragionamenti quel che è successo al PDL di Roma e alla povera
Polverini? Che a Milano quelli dello staff elettorale di Formigoni abbiano
taroccato qualche firma è comprensibile. Starei per dire che son cose che han
fatto tutti; ma poi mi viene in mente che io non l'ho mai fatto e non credo
proprio di essere una mosca bianca. Però, per capirci, ci sta, all'interno di
una certa logica, che uno faccia giochi di prestigio per ingannare la platea. A
Milano si può chiedere che la giustizia faccia luce e subito dopo la spenga su
Formigoni. Ma a Roma cosa possiamo
chiedere se non l'internamento coatto del Milioni e di chi gli ha tenuto e gli
tiene mano? Non è una domanda retorica. Infatti la manifestazione di una
superiorità culturale e politica in questo caso passa attraverso la
formulazione di una domanda giusta. Invece...
Walter Vitali (senatore PD): «LA strumentalità del Pdl non ha limiti. Hanno detto di no al diritto di voto di Bologna e adesso chiedono di violare la legge perché a Roma si sono sbagliati loro».
Stefano Bonacini (segretario regionale PD): «È clamoroso che il Pdl, che non ha voluto far votare i bolognesi per il loro sindaco per non creare un precedente, adesso invochi una legge ad listam perché un gruppo dirigente incapace e improvvisato nel Lazio non ha saputo rispettare, come gli
altri, i termini per la presentazione dei candidati».
Silvana Mura (responsabile regionale IdV): «Dov' era la Polverini quando il governo ha detto no a Bologna? Qui, per mancanza di volontà politica hanno impedito alla città di esercitare un diritto democratico».
In controluce, si legge chiaramente l'idea. Rifacciamo carte: voi ci fate votare a Bologna e noi chiudiamo un occhio sulla vostra crepa romana. Per ora è solo uno scenario della cui messa in opera non ho prove. Tuttavia, se conosciamo lo stile di certi personaggi, non è da escludere
che qualche dalemiano ci stia pensando. Però costoro dovranno spiegarci la
contraddizione: a che pro negli anni scorsi non hanno fatto che invocare
legalità, se poi sono disposti a barattare una violazione di legge per un
piatto di lenticchie?
P.S. – Nel 1988 Carlo Maria Cipolla pubblicò presso Il Mulino un libretto geniale: "Allegro ma non troppo". Uno dei due saggi semiseri che contiene è dedicato alla stupidità. Il suo ragionamento fa così. È azione intelligente quella commessa da A nei confronti di B, dalla quale entrambi guadagnano qualcosa. È azione banditesca quella per cui A
guadagna esattamente ciò che B perde. È azione sprovveduta quella per cui A
perde quel che B guadagna. È azione stupida quella per cui A e B perdono.
Stupido è quindi colui che è capace di fare a noi qualcosa da cui sia noi che
lui ci rimettiamo. E se lo stupido è capace di far danno a se stesso, nulla ci
può difendere da lui. Lo diceva anche Eduardo De Filippo in un suo sonetto: «A
me me fa paura 'o fesso!»
Carlo Loiodice
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