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ENTI LOCALI SCHIZOFRENICI NEI RIGUARDI DI IMPIANTI PRODUTTORI DI CONGLOMERATI BITUMINOSI
La schizofrenia (dal greco “schizo” divido e “frenos” cervello), oltre a costituire una malattia mentale, è un’etichetta usata correntemente per indicare un comportamento dissociato, diverso e incoerente nei riguardi di situazioni analoghe. L’aggettivo “schizofrenico” sembra pertinente per definire il comportamento di Provincia e Comune di Bologna nei riguardi di impianti produttivi di conglomerati bituminosi con identiche caratteristiche: Sintexcal (Q. Reno, zona S.Viola), Valli Zabban e Coop Costruzioni (Q.Corticella, zona Noce). Sono tre stabilimenti che hanno in comune: 1) la classificazione di industria insalubre di I classe, potenzialmente rischiosa per la salute dei cittadini 2) l’ubicazione in zone densamente abitate nelle quali non potrebbero stare, secondo le norme del 1934 ancora vigenti; 3) la emissione di sostanze notoriamente cancerogene, tossiche in generale e per il patrimonio genetico, anche a concentrazioni inferiori ai limiti di legge; 4) la dimostrazione da parte di ARPA di episodi di superamento dei limiti per alcune di tali sostanze; 5) la emissione di sostanze maleodoranti, causa non solo di disagi ma pure di veri e propri disturbi; 6) un intenso traffico di servizio con automezzi pesanti, causa di inquinamento atmosferico e acustico e intralcio alla circolazione. Comitati di cittadini delle zone Santa Viola e Noce da anni hanno denunciato disagi sensoriali direttamente percepiti (puzze e rumori), oltre a rischi per la salute prodotti dalle sostanze emesse e individuate da ARPA. Le analogie che accomunano i tre impianti, presenti da decenni in zone che un tempo non presentavano la densità abitativa attuale, avrebbero dovuto indurre Provincia e Comune, secondo le rispettive competenze, a risanare le zone interessate tramite provvedimenti uniformi per la tutela della salute e la conformità alle norme. Tre ordini di azioni sarebbero stati e sono ora ancor più urgenti: 1) la regolare e costante vigilanza sulle emissioni, per verificare l’osservanza ai limiti di legge e dettare prescrizioni nei casi di superamento ; 2) la sorveglianza sanitaria delle comunità esposte, per individuare e controllare i rischi alla salute, anche in osservanza dei limiti e a maggior ragione se superati; 3) lo spostamento degli impianti in zone nelle quali non solo la popolazione circostante abbia la minor esposizione diretta possibile, come prescritto dalle norme, ma ritenute idonee anche dai cittadini più direttamente interessati e preventivamente informati da Comune e Provincia, ARPA e AUSL, sulla entità dei rischi e l’efficacia dei sistemi preventivi e di controllo assicurati. Le tre azioni non sono tra loro alternative, ma temporalmente successive per dare attuazione al “principio di precauzione” (vigilanza sulle emissioni e sorveglianza sanitaria) e al “principio di prevenzione” (delocalizzazione degli impianti). Non vi è certamente stata uniformità nei comportamenti di Provincia e Comune nei riguardi delle tre aziende: La vigilanza sulle emissioni, oltre a essere stata tardiva rispetto alle denuncie dei cittadini e discontinua, negli ultimi anni non ha praticamente interessato Coop Costruzioni. L’adozione di prescrizioni, per assicurare che il funzionamento dei sistemi di abbattimento permettesse l’osservanza dei limiti delle emissioni, è stata difforme a seguito della incostante e differenziata vigilanza sulle emissioni che ha reso praticamente impossibile individuare tutte le situazioni di superamento. L’unica uniformità che ha interessato i tre impianti è stata una “non azione”: la mancanza della sorveglia epidemiologica sulla salute delle comunità esposte. La massima difformità si è verificata nell’atteggiamento degli Enti Locali circa la delocalizzazione degli impianti. Relativamente alla Sintexcal, il Comune di Bologna aveva concordato con l’impresa e con il Comune di Sala Bolognese lo spostamento nel territorio di quest’ultimo; poi il Sindaco di Sala Bolognese si è dissociato da tale decisione, non perché il sito scelto sia risultato non adatto o non abbia avuto garanzie dagli organi tecnici di controllo e vigilanza (ARPA e AUSL), ma con il motivo dell’opposizione dei suoi cittadini. Sarebbe opportuno verificare se questi cittadini abbiano avuto dal Comune tutte le necessarie informazioni e dagli organi tecnici la preliminare valutazione dell’entità dei rischi, l’assicurazione del costante controllo e della partecipazione della comunità stessa alla gestione (vigilanza e prevenzione) dei rischi. Ma almeno in questo caso, pur con tutti gli inevitabili problemi che lo spostamento di un impianto del genere comporta, Provincia (Assessore Burgin) e Comune (Assessore Degli Esposti) sono stati concordi nel riconoscere pubblicamente la necessità dello spostamento, tanto da attivare appunto i dovuti percorsi amministrativi. Non altrettanto può dirsi per quanto riguarda Coop Costruzioni e Valli Zabban . La precedente Amministrazione comunale non ha mai espresso una posizione ufficiale per la delocalizzazione della Coop Costruzioni, che pure si era dichiara disponibile, e non ha avviato le necessarie procedure. C’è da augurarsi che la nuova Amministrazione sia più decisa al riguardo, anche se qualche dubbio deriva dal blando “auspicio” per “l’eventuale delocalizzazione degli impianti in aree non residenziali” votato dal Consiglio comunale il 9 Novembre 2009. Infine la Valli Zabban è ritenuta da Quartiere e Comune non trasferibile “per diritti acquisiti”, ritenuti evidentemente tali da mettere in subordine la protezione della salute della popolazione. Ciò è il risultato della mancanza di una indagine epidemiologica sui rischi, che gli Enti Locali dovranno affrettarsi a chiedere all’AUSL se saranno consapevoli dei propri doveri e responsabilità nei riguardi della salute collettiva e se vorranno disporre di valide ragioni di ordine sanitario che superino “i diritti acquisiti”.
Sarà interessante conoscere il parere dell’Autorità Giudiziaria, informata dal Comitato S.Viola ma purtroppo non dal Comitato Noce, su una situazione in cui non risultano osservate le norme relative all’ubicazione di industrie insalubri di I classe, la sorveglianza sulle emissioni non è avvenuta con la dovuta regolarità, non sono stati indagati i rischi per la salute, elevatissima è la percezione dei cittadini circa la presenza (confermata da ARPA) di fattori di pericolo che possono essere di pregiudizio per la salute delle comunità.
Antonio Faggioli – 20 Gennaio 2010.
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